Ai nuovi consorzi export contributi al 50% sulle spese

I nuovi consorzi per l'internazionalizzazione, introdotti dal 26 giugno 2012 dal decreto sviluppo 83/2012 in sostituzione dei consorzi-export, potranno ottenere un contributo per la copertura del 50% delle spese per i progetti per l'internazionalizzazione, da realizzare anche attraverso contratti di rete con Pmi non consorziate. Inoltre, potranno distribuire le riserve di utili ai consorziati e solo in quel momento scatterà la tassazione.   Questa nuova tipologia di consorzio ha regole più semplici e flessibili rispetto ai consorzi-export, la cui norma di riferimento (legge 83/1989) è stata abrogata dal 26 giugno 2012 anche se continuerà a disciplinare i procedimenti già avviati per la concessione e l'erogazione di eventuali agevolazioni.   Le nuove strutture potranno gestire molte fasi precedenti l'esportazione, come la formazione del personale all'internazionalizzazione, la tutela della "qualità" e la ricerca di prodotti e servizi innovativi per i mercati esteri. I nuovi enti potranno essere costituiti, in forma di società consortile o di cooperativa, solo dalle Pmi italiane, industriali, artigiane, turistiche, di servizi, agroalimentari e commerciali. Vi potranno partecipare anche enti pubblici e privati, banche (a differenza dei consorzi-export) e imprese di grandi dimensioni, ma in questi casi saranno negati al consorzio i nuovi contributi previsti dal decreto sviluppo per la copertura di non più della metà delle spese sostenute per i progetti di internazionalizzazione. A differenza dei consorzi-export, poi, non sono previsti numeri minimi di partecipanti, quote minime di capitale sociale da far sottoscrivere a ciascun consorziato o percentuali massime della quota.   I consorzi per l'internazionalizzazione potranno ottenere dei «contributi per la copertura di non più del 50% delle spese da essi sostenute per l'esecuzione di progetti per l'internazionalizzazione, da realizzare anche attraverso contratti di rete con Pmi non consorziate». Spetterà al ministro dello Sviluppo economico emanare entro il 10 novembre 2012 un decreto che stabilirà i «requisiti soggettivi, i criteri e le modalità per la concessione dei contributi».   Gli utili accantonati dai consorzi saranno tassati solo nell'esercizio in cui la riserva verrà «utilizzata per scopi diversi dalla copertura delle perdite o dall'aumento del fondo consortile o del capitale sociale». Quindi, si pagheranno le imposte, ad esempio, in sede di distribuzione delle riserve ai consorziati, operazione che era civilisticamente vietata nei superati consorzi-export, dove non si potevano «distribuire avanzi di esercizio» neppure in caso di scioglimento, e questo divieto doveva «risultare da espressa disposizione dello statuto» (articolo 2, comma 4, legge 83/1989).    

I nuovi consorzi per l’internazionalizzazione, introdotti dal 26 giugno 2012 dal decreto sviluppo 83/2012 in sostituzione dei consorzi-export, potranno ottenere un contributo per la copertura del 50% delle spese per i progetti per l’internazionalizzazione, da realizzare anche attraverso contratti di rete con Pmi non consorziate. Inoltre, potranno distribuire le riserve di utili ai consorziati e solo in quel momento scatterà la tassazione.

 

Questa nuova tipologia di consorzio ha regole più semplici e flessibili rispetto ai consorzi-export, la cui norma di riferimento (legge 83/1989) è stata abrogata dal 26 giugno 2012 anche se continuerà a disciplinare i procedimenti già avviati per la concessione e l’erogazione di eventuali agevolazioni.

 

Le nuove strutture potranno gestire molte fasi precedenti l’esportazione, come la formazione del personale all’internazionalizzazione, la tutela della “qualità” e la ricerca di prodotti e servizi innovativi per i mercati esteri. I nuovi enti potranno essere costituiti, in forma di società consortile o di cooperativa, solo dalle Pmi italiane, industriali, artigiane, turistiche, di servizi, agroalimentari e commerciali. Vi potranno partecipare anche enti pubblici e privati, banche (a differenza dei consorzi-export) e imprese di grandi dimensioni, ma in questi casi saranno negati al consorzio i nuovi contributi previsti dal decreto sviluppo per la copertura di non più della metà delle spese sostenute per i progetti di internazionalizzazione. A differenza dei consorzi-export, poi, non sono previsti numeri minimi di partecipanti, quote minime di capitale sociale da far sottoscrivere a ciascun consorziato o percentuali massime della quota.

 

I consorzi per l’internazionalizzazione potranno ottenere dei «contributi per la copertura di non più del 50% delle spese da essi sostenute per l’esecuzione di progetti per l’internazionalizzazione, da realizzare anche attraverso contratti di rete con Pmi non consorziate». Spetterà al ministro dello Sviluppo economico emanare entro il 10 novembre 2012 un decreto che stabilirà i «requisiti soggettivi, i criteri e le modalità per la concessione dei contributi».

 

Gli utili accantonati dai consorzi saranno tassati solo nell’esercizio in cui la riserva verrà «utilizzata per scopi diversi dalla copertura delle perdite o dall’aumento del fondo consortile o del capitale sociale». Quindi, si pagheranno le imposte, ad esempio, in sede di distribuzione delle riserve ai consorziati, operazione che era civilisticamente vietata nei superati consorzi-export, dove non si potevano «distribuire avanzi di esercizio» neppure in caso di scioglimento, e questo divieto doveva «risultare da espressa disposizione dello statuto» (articolo 2, comma 4, legge 83/1989).

 

 

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